venerdì 25 maggio 2007

Qualcosa si oppone a me

Io sono un tipo strano, forse strano rispetto la media ma sicuramente strano. Non mi piace frequentare troppo la gente (eccetto i ragazzi che mi piacciono). Non parlo molto e passo gran parte della giornata a sognare ad occhi aperti. Sono sempre stato appassionato di scienza, arte, film e libri, ma non ho mai fatto nulla di serio ne mi sono mai applicato per migliorare nessuna delle mie doti. Non ho avuto storie con ragazzi e dal punto di vista sessuale mi sono avvicinato solo una volta a fare sesso. Tutta la mia vita fino ad oggi (19 anni quasi 20) è trascorsa senza aver fatto qualcosa degno di nota ne qualcosa che mi rallegri o mi faccia sorridere pensando il passato. Ho avuto proprio un infanzia monotona.

Col tempo ho trovato una spiegazione alla mia situazione. Leggendo su wikipedia ho scoperto una sindrome che si chiama autismo ad alta funzionalità. Molti sintomi sono riscontrabili nel mio comportamento: difficoltà a socializzare, trovare stressanti i contatti umani, disturbi dell'attenzione, difficoltà nelle attività fisiche e di competizione, difficoltà a memorizzare i volti della gente, sostenere che tutti i miei problemi sono dovuti ad altri e che io no centro niente, rispettare mio padre più di mia madre ed altri ancora che non ricordo. Forse questa cose sono auto indotte dal mio inconscio per darmi sollievo e dare una risposta ai miei insuccessi o forse c'è un minimo di verità e io sono veramente vittima del sistema.

La mia attuale situazione accademica e molto vicina al collasso, gli esami incombono e io non mi sento affatto pronto ad affrontarli. Durante l'anno accademico ho trascurato lo studio e sembra che tutto quello che sapevo sia sparito dalla testa in concomitanza degli esami. Probabilmente è colpa mia ma non posso non scaricare la colpa sul sistema che odio infinitamente. Frequentare le lezioni è a parer mio distruttivo. Alzarmi la mattina prendere il treno poi la metro e poi proseguire a piedi, sentirsi un professore noioso quanto la morte per sei ore e dopo aspettare un ora poi il tragitto poi tornare a casa trovare genitori fratelli e accorgersi di essere già esausti e di non voler neanche aprire un libro. Devo dedurre da questo che non è proprio colpa mia ma forse anche di qualcosa che mi si oppone.